Paura e rabbia all’Università di Cagliari

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di Andrea Natale

Il collasso dell’Aula magna dell’ex Facoltà di Geologia dell’Università di Cagliari, tre giorni fa, non ha per fortuna provocato vittime. Studenti e dipendenti non erano all’interno della struttura al momento del crollo perché le lezioni erano terminate da circa un’ora. Pura casualità.

Gli studenti hanno risposto manifestando il loro disappunto con un lungo corteo, il 19 ottobre. La manifestazione è partita dal quartiere Castello, destinazione finale il Magistero. Il gruppo ha poi occupato l’Aula Magna Capitinì della facoltà degli Studi umanistici, nella sede storica dell’università, dove si è poi svolta un’assemblea straordinaria. Gli universitari la stanno ancora occupando. Questi incidenti provano la fragilità del sistema di manutenzione degli edifici pubblici, in particolare di quelli scolastici. Non è di certo la prima volta che assistiamo ad incidenti simili, è successo ad esempio quest’anno a Salerno a seguito di un allagamento. Come non dimenticare il crollo nel  2018 del  controsoffitto di un’aula del Politecnico di Milano con anche gli alunni all’interno della struttura. Dal nord al sud Italia passando per il centro, nessuno escluso.

È pur vero che da anni studenti e insegnanti italiani raccontano l’incuria di questi fatiscenti stabili. È chiaro che tutto ciò era prevedibile. Spesso si parla di mancanza di fondi, tagli al bilancio. Le cause sono molteplici.

Un degrado progressivo iniziato molti e molti anni fa, una disattenzione per le costruzioni pubbliche e per la loro manutenzione, un risparmio immotivato sul settore più importante,  quello scolastico, in particolare. In passato non sono mancate le vittime, eppure nulla sembra cambiato.

La Burocrazia è il peggior demone italiano, la responsabilità rimbalza da un ente all’altro, Municipi, Stato, Ministeri. La lentezza nella comunicazione tra le Istituzioni, l’incompetenza di alcuni, la mancanza di personale, la necessità di aggiornamento non sempre soddisfacente, e chi più ne ha più ne metta. A partire dalla trasformazione delle scuole in “Aziende”, fino ad arrivare al recente ritorno ad una suddivisione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) nel Ministero dell’Istruzione (Mi) e in quello dell’Università e della Ricerca (Mur). Il veloce e instabile susseguirsi di governi, con l’aggravante della situazione post-pandemia covid-19, probabilmente ha portato a rimandare ulteriormente misure che avrebbero dovuto essere prese da parecchio tempo.

Tutte considerazioni interessanti se non fosse per le recenti testimonianze di alcuni studenti, reperibili sia sui social network che in molti quotidiani cartacei e online, che documentano la presenza delle crepe, delle quali nessuno si è preoccupato. Inoltre raccontano che sono stati svolti alcuni lavori, imbiancamenti nelle pareti, montaggi di nuovi arredi, appena ventitré giorni fa.

Il caso è sembrato subito sospetto, tanto che il pm Giagiacomo Pilia ha incaricato un consulente per una perizia dell’edificio. Crollo e disastro colposi, questa l’ipotesi di reato. Primo tra gli indagati il rettore, Francesco Mola, a seguire il direttore generale dell’Ateneo Aldo Urru, la dirigente del settore manutenzioni, investimenti e impianti, Antonella Sanna, e Agostino Zirulia, tecnico nello stesso ufficio, che hanno ricevuto un avviso di garanzia.

E intanto oggi pomeriggio è avvenuto anche il collasso di una parte del soffitto in cartongesso negli uffici Erasmus, due dipendenti erano all’interno dell’edificio, ma avendo avvertito dei rumori prima del crollo sono riusciti a spostarsi in tempo. C’è da chiedersi fino a quando l’incompetenza, il malaffare, la non curanza debbano dominare quei luoghi che dovrebbero custodire e promuovere la Cultura e il suo giovane popolo, ciò che di più prezioso ha ogni Nazione.

 

(21 ottobre 2022)

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