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Per il narcisista patologico vale il detto, “mors tua vita mea”

di Giuseppe Sciarra

Partiamo da questo presupposto. L’empatia è indubbiamente una risorsa, se però incanalata in modo corretto. Mi spiego meglio, non sempre l’attenzione verso le esigenze dell’altro e la sua sensibilità possono giovare a noi stessi. Se sul piano umano, per la forma mentis che abbiamo (di matrice cattolica – e ce l’abbiamo tutti, credenti, laici o atei) –  abbiamo la sensazione di aver fatto del bene, di aver rispettato il prossimo e di aver agito in maniera corretta nel sentire e comprendere l’altra persona, tutto ciò non sempre si traduce in una risposta positiva dall’altra parte. Sappiamo tutti che ci sono persone che usano la sensibilità altrui per danneggiarla e approfittarsene per una questione di gioco di forza e vigliaccheria o per ragioni delle quali ancora non si sa abbastanza – o meglio la psichiatria lo sa ma la massa no – dentro il bisogno perverso di agire per nutrire il proprio ego e alimentare la propria energia. Come i vampiri.

Parliamo di narcisismo superficialmente. Viviamo in una società narcisista, votata sul culto del proprio io fino all’eccesso, esasperato dai social e dai media che fomentano questa ossessione. Tuttavia ci sono vari gradi di narcisismo – va detto che c’è anche un narcisismo sano che non nuoce necessariamente all’altro ma serve all’affermazione positiva di se stessi. Il nocciolo della questione è quando questo narcisismo diventa patologico rispecchiando una serie di parametri che devono metterci in allerta. Ci sono forme di narcisismo che sono malattie psichiatriche spesso vengono diagnosticate solo in casi estremi, come in certi femminicidi o omicidi per futili motivi (che futili non sono mai) e spingono ad indagare nella psiche dell’omicida.

Il narcisista patologico è uno psicopatico o una psicopatica che agisce nell’ombra impunito,  manipolando, umiliando e stritolando la vita di chi ha accanto, (partner o amici), con la folle convinzione di agire nel giusto o comunque perché gli è dovuto, mettendo in atto un meccanismo pericoloso di vittima e carnefice che può sfociare in omicidi o in suicidi indotti dal narcisista. Ma come riconoscere il/la narcisista?

Innanzi tutto facciamo un distinguo in pillole tra narcisista covert e narcisista overt.

  • Narcisista Overt: Si dà grande importanza con manie di esibizionismo. Sono aggressivi, arroganti, megalomani, tendono a magnificare il loro io grandioso.
  • Narcisista Covert: Apparentemente vulnerabili, indifesi, protesi a nobili cause. Sono in verità cinici, presi da sé quanto il narcisista overt ma si auto celebrano dietro mentite spoglie di parvenza di umiltà.

Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, (DSM V), le caratteristiche per riconoscere un narcisista patologico sono le seguenti:

  • L’individuo narcisista tende a enfatizzare i suoi talenti e i risultati che ottiene, ostentando una superiorità sugli altri che non trova riscontro nella realtà.
  • Vive di fantasie esagerate di successo, potere, bellezza e amore ideale.
  • Ha una spiccata forma di classismo. Ritiene di dover frequentare solo pochi eletti, selezionati in base allo status sociale o ritenuti alla sua ‘altezza’.
  • Esige un’ammirazione ossessiva e costante.
  • Pretende speciali trattamenti rispetto agli altri comuni mortali – ritiene di vivere al di fuori delle leggi e delle regole sociali.
  • Manipola le persone e sfrutta i rapporti personali a suo vantaggio.
  • Non ha empatia. Il narcisista è del tutto incapace di calarsi nei sentimenti altrui.
  • Soffre di invidia e proietta questa cosa sugli altri che nella sua visione distorta della realtà sono perennemente invidiosi di lui/lei.
  • Palesa comportamenti arroganti e presuntuosi poiché pensa che tutto gli sia dovuto.

I rapporti col narcisista patologico in amore così come in certe forme di amicizia possono nella prima fase della relazione essere caratterizzati dal love bombing. Il narcisista tenderà a sedurre l’altro/a interpretando il ruolo della persona ideale con un’esagerata e morbosa attenzione verso il soggetto prescelto. Quando però avrà sedotto la preda e ottenuto ciò che vuole, il suo asservimento, tenderà a darsi un’esagerata importanza facendo credere alla sua vittima di essere in debito per le attenzioni ricevute. In breve tempo questa bella gente si rivelerà sempre più egoista, dominante e incapace di ascoltare qualsiasi esigenza dell’altro, non accettando le critiche che questi può muovergli, anzi qualora gli verranno mosse, metteranno in atto con le loro vittime il gaslighting: una manipolazione psicologica maligna, in cui facendo leva sul senso di colpa e le fragilità di chi si lega a loro, faranno credere alla persona malcapitata di essere nel torto e quindi pazza. In altri casi adotteranno i silenzi punitivi: si distaccheranno per un po’ di tempo dalla vittima, nel momento in cui ha più di bisogno di loro e delle sue fatue attenzioni, provocando così grandi scompensi emotivi e in molti casi fantasie suicide che a volte si concretizzeranno.

Il narcisista patologico diviene tale in seguito a una ferita ricevuta nella prima infanzia – la ferita narcisistica –  in cui il bambino o la bambina non sentendosi abbastanza amati dal genitore, iniziano a crearsi una corazza narcisista per sopravvivere a questo trauma, tale corazza col tempo si radicherà e porterà il narcisista a essere un soggetto che si nutre dell’energia altrui: più una persona vicina al narcisista soccombe per le sue crudeltà e più ne risente sul piano energetico, poiché il narcisista si nutre dei sensi di inferiorità e della depressione delle sue vittime per accrescere la presunta magnificenza del suo io.

Dal narcisismo patologico secondo gli psichiatri non si guarisce, non ci sono né cure e né rimedi. Il narcisista non riconoscerà mai i suoi errori e non si pentirà di quello che fa. La sua è una figura tragica e maledetta che non troverà mai pace perché il narcisista per compensare quel vuoto esistenziale e quella enorme insicurezza con cui convive da quando è al mondo, dovrà sempre immolare delle vittime. Gli psichiatri consigliano di tagliare drasticamente i ponti con questo tipo di persona, anche se è un genitore, oppure di mettere in atto delle contro manipolazioni per non soccombere, con la finalità di distaccarsene quando si potrà.

Purtroppo per il narcisista, vale il detto mors tua vita mea. La persona empatica per non essere colpita dal narcisista e perire – non solo metaforicamente – dovrà sforzarsi di mettere una distanza emotiva tra quest’ultimo e il proprio carnefice, senza lasciarsi impietosire e non dando più nulla di sé. Il narcisista allora subirà un contraccolpo nel vedere fredda e distante da lui la persona che voleva sacrificare con sadismo sul suo altare di nevrosi – ma qui occhi aperti! La pietas suscitata dal vederlo soffrire potrebbe giocarvi brutti scherzi, perché può dar modo al narcisista di riagganciarvi e farmi ancora più male. Un’impresa ardua per gli empatici ma doverosa per la propria sopravvivenza. Potrà sembrare esagerato e disumano ma senza questi stratagemmi si è in serio pericolo con questi soggetti.

Per saperne di più sull’argomento ci sono anche tanti video tutorial su Youtube – oltre a una serie infinita di libri, più pesanti, ma certamente più approfonditi – che lo affrontano in maniera esaustiva e che vi apriranno un mondo non solo su chi siete ma su chi sono quegli altri che avete vicino nelle vostre vite – e che spesso sono la vera causa della vostra sofferenza.

 

 

(5 luglio 2024)

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