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Lucha y Siesta. Le donne sotto attacco dietro il racconto parziale dei diritti delle donne

di Silvia Morganti

La casa delle donne Lucha y Siesta di Roma è di nuovo sotto attacco. Ed è un dovere di tutte e di tutti prendere posizione e fare il possibile per salvarla. Ed ora vi spiego perché. Per chi non ne fosse a conoscenza Lucha y Siesta è attiva dall’8 marzo 2008 quando un collettivo di attiviste occupò l’edificio di via Lucio Sestio 10 ossia l’ex stazione “Cecafumo” della Stefer di proprietà dell’Atac che era abbandonato dagli anni novanta. Nel 2019 viene avviato il percorso di progettazione partecipata come bene comune femminista e trans femminista. Negli anni Lucha y Siesta è diventata un presidio antiviolenza all’avanguardia, la Regione Lazio ha acquisito lo stabile di proprietà ATAC ed ha steso una relazione in cui viene formalmente riconosciuto l’immenso valore per la comunità tutta.

Ma vediamo ora in cosa consiste questo presidio antiviolenza all’avanguardia.

Lucha y Siesta è un centro antiviolenza e una casa di accoglienza per donne e minori in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, un polo culturale di prevenzione e contrasto della violenza di genere in tutte le sue forme, un luogo di elaborazione politica nonché di confronto e crescita collettiva. Senza dimenticare lo sportello antiviolenza attivo 24 ore su 24. Ma è anche spazio di sensibilizzazione, formazione e promozione di percorsi di autonomia e autodeterminazione.

Negli anni ha attivato numerosi corsi aperti alla comunità del quartiere e della Casa come il canto, il teatro, il coro, il cucito, lo yoga, l’italiano e le lingue straniere ad esempio. Ospita nei suoi spazi anche Biblys, una biblioteca che vanta un patrimonio di circa 2100 volumi disponibili al prestito e alla consultazione. Anch’esso ideato come spazio aperto e collaborativo di formazione, autoformazione, divulgazione e studio a disposizione del territorio. Il progetto Sartoria LyS con i suoi corsi di formazione (a vari livelli) sulle pratiche sartoriali con l’obiettivo di creare lavoro e auto reddito per le donne che si avvicinano a questa professione. Il giardino aperto alla comunità tutta che ospita dibattiti, proiezioni di film e mercatini. Cinque anni fa era l’amministrazione Raggi, oggi è la Regione Lazio di Rocca a voler chiudere Lucha y Siesta, una delle realtà più rilevanti nella resistenza alla violenza di genere.

I femminicidi dall’inizio del 2023 sono stati 93. In soli 9 mesi 93 donne sono state uccise a colpi di pistola, a coltellate, di botte, strangolate. Tutte storie diverse, ma con un denominatore comune: l’assassino è il partner oppure un ex. Quindi chiudere Lucha y Siesta è sprangare le porte di uno spazio sicuro, di un luogo di speranza. Privare di una seconda chance tutte quelle donne che potrebbero salvarsi dai loro aguzzini. Tutte quelle donne che subiscono violenze psicologiche, fisiche o economiche soprattutto dai loro familiari, in particolare appunto dai loro partner. Donne che potrebbero aggiungersi all’elenco dei femminicidi. 

Sono davvero pronti all’eventualità di sporcarsi di altro sangue versato nei femminicidi? A togliere dignità e speranza a delle donne, a dei bambini che potrebbero, grazie a realtà come Lucha y Siesta, ricostruire una vita degna e felice? Ma soprattutto hanno mai pensato a queste eventualità?

 

 

(11 ottobre 2023)

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