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Non c’è dolore di donna che una donna non possa sentire

di Silvia Montagnani

Dove mi nascondo? Perché? Non capisco questo sentimento, che sta succedendo? Io Esisto? Sì, Esisto, è certo. Esisto così come sono, con le mie caratteristiche. Ogni cosa esiste, ognuno esiste, ma se non appartiene alla ragione o non è incluso nella legge degli uomini, allora può non esistere. Ecco che nasce la discriminazione.

C’è una discriminazione che può essere considerata come la prima, la più importante e quella che potrebbe risolvere tutte le altre. Ma è così antica che richiede ancora molto tempo per essere compresa come tale: una discriminazione che si chiama le femmine, le donne.

Nel mondo femminile il “sentire” emotivamente viene prima del sentire “studiato”, “ragionato”. Una informazione quando arriva passa prima nella parte emotiva, si impregna e poi viene elaborata dalla mente. Non c’è dolore di donna che una donna non possa sentire. Il Kokoro. Armonia di mente e cuore. E’ un superpotere talmente spaventoso che non può essere ascoltato dai maschi. Ed ecco la discriminazione. Osservo il fuori, ci sono donne nel mondo cancellate. Sono una seta preziosa, ricamata. Sono donne che vedono la vita attraverso un ricamo prezioso. Dietro quel ricamo ci sono occhi bellissimi. Qualche volta si intravedono. Ecco, quegli occhi sono anche i miei. Dietro quelle sete vedo mani muoversi e fare, corpi cancellati dove non appare nemmeno un briciolo di pelle, ma quelle mani diventano curiose, toccano, sentono. Sono anche le mie mani. Poi arriva il resto, qualcosa che neanche la morte cancella. Ed è il profumo. Sì perché le donne profumano e lasciano sempre qualcosa di loro. E quel profumo è anche il mio.

La donna dei paesi occidentali, dei paesi liberi, è libera?!? Sì, la mia vita non è costantemente in pericolo, posso scegliere, alle volte. Quasi sempre. Ma le mie idee, la mia libertà di espressione, movimento, creazione, il pensiero, le azioni sono libere? No. La cancellazione delle donne è in atto anche nei paesi liberi. Non attraverso l’oppressione, attraverso la comunicazione simbolica. Il mondo è stato letto e soprattutto scritto dagli uomini, senza chiedere ad una donna se questo o quello fosse aderente al suo “sentire”.

Il mio sesso si nasconde, se ne sta dentro quella y rovesciata. Io so come e dove provar piacere. Per i maschi è qualcosa di sconosciuto. Il mio orgasmo. Credo sia qualcosa di sconosciuto anche per tante femmine. Nasciamo per procreare. No, l’orgasmo vaginale non esiste. O perlomeno magari abbiamo un uomo che riesce a toccare il punto G, la punta del clitoride che arriva nella vagina, ma noi siamo il nostro sentire e quando amiamo riusciamo a provare piaceri infiniti anche senza un orgasmo. O forse ce ne siamo convinte.

Così, crescendo, ogni donna sente di essere non adeguata. Intellettualmente, fisicamente, socialmente. Poi come in una scarpa stretta ci si adatta a quel dolore. Chi più, chi meno. Ci si mette in una comfort zone fatta di spine. Ma li si sta. Finché non è troppo.

Rosa Park non era stanca del lavoro e non era vecchia quando decise di non alzarsi per lasciare il suo posto ai bianchi, aveva deciso di “smettere di cedere”. Lo scorso 25 novembre è stato una nuova partenza. Non facciamo più silenzio, facciamo rumore, non ci cancellate più. Io, intesa come io donna globale, non voglio più essere cancellata. Allora ci troviamo ad analizzare quali parole e quali azioni mettere nel cambiamento. Accolgo la mia inadeguatezza come un sentire me stessa e da quello riparto per essere capace di sentire quando mi cancellano. Ma il mio sentire, non può passare attraverso la cancellazione del maschio. Ecco, quindi, che viene chiesto anche ai maschi di assumersi la responsabilità. Non la responsabilità dell’azione di un singolo, ma la responsabilità di aver cancellato la femmina e il suo superpotere. Io non esisto, senza le altre, ma non esisto nemmeno senza il maschio e l’ambiente. Io sono io solo quando sono in sintonia ed equilibrio tra tutti gli elementi che compongono questo mondo.

Insieme al mondo io femmina prendo consapevolezza di me, io femmina imparo a conoscermi attraverso i miei occhi, le mie mani, il mio sentire. Io femmina smetto di cancellarmi, io mi vesto di colori sgargianti, io mostro i miei capelli. Io “smetto di cedere”.

 

(2 dicembre 2023)

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