Emo(A)zioni politico-post-elettorali (con ossigeno al seguito)

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di Angela Infante

Che questo paese viva un momento complicato è cosa nota anche a chi dice di non occuparsi di politica. Che questo paese viva un periodo complesso è cosa nota a tuti gli italiani, o quasi. Queste elezioni sono state la somma della definizione di questi due aggettivi, nella speranza che qualcosa di nuovo appia all’orizzonte; qualcosa che nessuno sa realmente definire, ma che inconsciamente attendiamo.

Vivo parte della mia vita lavorativa all’interno della realtà sanitaria, realtà conosciuta sulla carta, cito l’articolo 32 della Costituzione Italiana, e evidenzio le tre parole chiave che mi consentono di sentirmi orgogliosa e sono l’universalità, l’uguaglianza e l’equità. La sensazione di affaticamento e di stanchezza, come quella “sentita” di molti cittadini aventi diritto al voto, non mi ha mai abbandonato durante questo ultimo periodo elettorale. Ho deciso di intervistare alcuni tra donne e uomini che come me, abitano più o meno di passaggio, questo luogo di contaminazioni e contraddizione a differenti livelli.

La possibilità di avere uno spazio di una narrazione sincera ha reso tutto semplice, nonostante il campione delle interviste sia piccolo, è stato importante dare voce sull’onda di un’emozione che tarda a sedimentare. Da qui l’idea di parlare (anche) di emozioni provate visceralmente e di azioni concrete fa fare in un futuro prossimo.

A., 46 anni, quasi 30 trascorsi lavorando in sanità, oggi nel ruolo di coordinatrice prova a dare forma a un sistema che sfugge le leggi della fisica, come lei definisce la realtà ospedaliera: “Non avevo idea per chi votare, anche se ho sempre votato a sinistra, ma questa volta ho fatto tana fatica a identificare un o una candidata che rappresentasse me a la mia famiglia mista. La scelta è caduta su una donna Emma Bonino, coerente e combattiva, un voto per contrastare una donna che avanza, a tentoni, nel buio del suo genere e dei luoghi comuni”. Si tocca il cuore con una mano “Sento una profonda tristezza, sono immobilizzata, come sospesa nel tempo!”. Poi c’è anche S., 52 anni, amministrativa da 20 anni, con un trascorso nella sanità privata. Ha ancora un briciolo di fiducia, ma è molto, molto, molto arrabbiata: “Abbiamo confezionato un pacchetto con dentro l’Italia e lo abbiamo consegnato a…” Fa un gesto veloce e di stizza, quello di mettere un nastro a questo pacchetto. Anche lei ha votato una donna, Emma Bonino, per le sue idee, e le sue lotte e perché trova in lei una coerenza che è propria. Spera che questo paese abbia ancora una possibilità di cambiamento reale.

Poi c’è D., 62 anni, dice di occuparsi degli altri, per lavoro, da sempre, non ricorda quando ha iniziato, ed è ancora lì. Sogna una pensione, lontana da logiche di potere, dove riposare, dedicandosi più a sé stesso che agli altri, come ha fatto per tutta la sua vita lavorativa. “Sono arrabbiato e mi sento preso in giro!” e aggiunge “Non vedo una azione politica attenta e concreta vicina alle esigenze di noi cittadini. Si promette sempre e non si mantiene mai.” Si è recato alle urne barcollando tra i suoi pensieri; poi ha votato contro e non per…, questo non mi è piaciuto, va contro i miei principi, ma l’ho fatto perché dovevo”.

Poi ci sono Q. e S. che hanno dato spazio alla gioia, rispettivamente 40 e 60 anni, con due posizioni lavorative differenti e in contrapposizione, o meglio a una contentezza velata, “qualcosa di nuovo” dicono entrambi “potrebbe arrivare…”, il primo sorride con aria sorniona e tra una fase fatta e un’altra, mi dice che, forse, i treni arriveranno in orario, gli stipendi si adegueranno a…, gli immigrati troveranno la loro dimensione e le famiglie, ovviamente quelle tradizionali, avranno aiuti concreti. Mi concedo una licenza ironica chiedendogli se immagina anche la possibilità di introdurre i “cinegiornali” prima della proiezione del film nelle sale cinematografiche…risponde con un sorriso e aggiunge un “perché no?”. Io non riesco a sorridere. Il secondo quindi non aggiunge altro che uno sterile, almeno per me “staremo a vedere” e allarga le braccia.

Il ventaglio delle emozioni sembra essere al completo poi, penso che mi piacerebbe concludere questo pezzo intervistando me stessa.

Ho 62 anni e in sanità lavoro “con i pregiudizi e gli stereotipi” all’interno dell’ambulatorio per le IST – Infezioni Sessualmente Trasmesse e HIV, dove l’atmosfera è densa, ma sempre accogliente e comoda. La mia emozione predominante è la sorpresa. Mi sorprendo sempre di quanto, come umanità, abbiamo la memoria a breve termine, di quanto abbiamo voglia di credere a qualcuno che ci doni soluzioni preconfezionate, di quanto vogliamo raggiungere il massimo risultato con il minimo sforzo. Un pezzo ha sempre una conclusione, chi lo dice? Regole, regole, regole.

Io aspetto il “cadavere del mio nemico”, non attendendolo seduta sulla riva del fiume, continuando, però, a fare quello in cui credo e a essere quello che faticosamente ho costruito nel tempo, lontano dal binomio buona o cattiva, giusto o sbagliato, bella o brutta. In questa confusione: postazioni politiche scorrette all’interno dell’arco costituzionale, migrazioni di ideali, richieste di ministeri come se fossero giocattoli, gironi di interessi personali a scapito del cittadino, anche chi si è sempre occupato e pre-occupato dell’Altro, per definizione altro da sé, sta iniziando a perdere “il suo sesto senso”. E la pazienza.

 

 

(10 ottobre 2022)

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