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Sanremo & Trash (in memoria di Marisa Laurito): Il babà è una cosa seria

di Profano & Trash

Correva l’anno 1989, quello della disastrosa e imbarazzante conduzione dei figli d’arte (a cui Marco Mengoni ha involontariamente reso omaggio con una co-conduzione quest’anno altrettanto imbarazzante e impacciata), quello dei pezzi in playback – peccato Francesco Salvi live sarebbe stata un’esperienza mistica al pari dell’estasi di santa Teresa – insomma un Sanremo tra i peggiori della storia. Accade che tra i partecipanti in gara una burrosa e simpaticissima Marisa Laurito vestita con gli abiti delle grandi occasioni, a cui a confronto certe mise dei reali inglesi paiono inoffensive al buongusto, proponeva una canzone che definire trash è poco, “Il babà è una cosa seria”, dedicato all’omonimo dolce partenopeo. Solo negli anni ’80 potevano accadere simili cose, ossia che una showgirl un po’ massaia e un po’ vicina di casa dalle presunte grandi capacità culinarie potesse partecipare al festival di Sanremo con cotanta canzone e vestita come una baraccona e classificarsi pure dodicesima. Tra strofe che decantato il cibo e le capacità tra i fornelli della Laurito, questa song è uno spot sul babà indimenticabile e indimenticato tra chi ama la musica trash di alto livello. Profano e Trash vuole tenere viva la memoria di questa canzone sublime.


Resoconto sul trashume di Sanremo 2024 

Solitamente le prime puntate del festival di Sanremo sono noiose, fiacche e il male assoluto televisivamente parlando –  quella di quest’anno non fa eccezione. Du p***e! Vuoi perché una trentina di canzoni tolgono spazio a tutto il resto, vuoi perché Amadeus non può appellarsi sempre a Fiorello per vivacizzare la serata – per carità il conduttore siciliano è una macchina da guerra, un fuori classe, ma ci sarebbe piaciuto vedere anche ospiti diversi e non i soliti amici di deejay television sul palco dell’Ariston.

Su Mengoni conduttore abbiamo detto che ricorda il quartetto del male, (Rosita CelentanoPaola DominguínDanny Quinn e Gianmarco Tognazzi), i figli d’arte di uno dei Sanremo più trash di sempre, quello del 1989 – sopra citato nel requiem alla Laurito.  Per il resto piattume, anche sul versante trash, perlomeno quello più vivace e divertente. Gli unici a darci soddisfazione sono stati i Ricchi e Poveri, che hanno portato un pezzo dance orrendo e quindi magnifico, una canzone che vorrebbe essere moderna e fare il verso ad Annalisa (che con Sinceramente se l’è fatto da sola), ma che risulta imbarazzante, un po’ monotona e monocorde – sempre meglio del Trio Medusa detti anche Il Volo che a confronto loro risultano antichi e continuano a essere la brutta copia di un Peppino di Capri, solo più tronfi, sicuramente all’epoca più trasgressivo e psichedelico di loro.

Questo “capolavoro” cantato nello stile classico dei tre bravi ragazzi che tanto piacciono alle mamme e alle nonnine dalla grande voce che fa faville in tutto il mondo – soprattutto in America Latina il continente del trash per eccellenza che ama la musica italiana più dozzinale, ma quanto grideno! – è come al solito fuori tempo massimo. Grande delusione per i punk con La Sad che adeguatisi agli standard sanremesi sembrano i cugini di Avril Lavigne, peggio mi sento con San Giovanni, la sua “Finiscimi” indurrà a finirlo senza pietà, parola di Profano & Trash.

Alessandra Amoroso delude invece pure sul versante trash. La sua canzone non è né bella né brutta ma solo uggiosa e uguale a tante altre – voglio tutta la vita “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi che la cantante leccese aveva criticato ma che perlomeno è un inno ghèi, questa sua “Fino a qui” non può aspirare neanche a diventare un inno delle associazioni delle casalinghe italiane per quanto è piatta. Magari lo diventerà proprio per questo. Mahmood mi ha ricordato pericolosamente il venditore di abiti di sottomarca che al mercato di Pescara voleva rifilarmi una giacca di pelle con pelliccia, scandalosa perfino per i tamarri dei peggiori bar di Caracas. Loredana Bertè porta un pezzo dal testo accattivante e rock’n’roll. Ma la canzone è tra le meno belle che abbia presentato al festival. Diamanti grezzi di Clara sembra la versione poraccia di Cenere di Lazza. Geolier e D’argen D’amico, deludono proponendo il primo uno scialbino pezzo in lingua napoletana, il secondo una canzonetta che ricorda nello stile un Gianni Drudi più contenuto e meno arrapato. Furbi i The Kolors e brava Angelina Mango che merita probabilmente la vittoria. Ghali ha sfornato l’ennesima hit e Diodato che sembrava essere una meteora si è salvato col suo pezzo in calcio d’angolo, potrebbe finire sul podio.

Ai prossimi resoconti profani & trash.

 

 

(7 febbraio 2024)

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