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HomeMaschile & SciarraMaschile & Sciarra. Dalla boxe con giustizia: Mario Manfredi Frattarelli

Maschile & Sciarra. Dalla boxe con giustizia: Mario Manfredi Frattarelli

di Giuseppe Sciarra

Studente di biologia all’università la Sapienza di Roma, campione di boxe con alle spalle vari premi vinti in Italia e all’estero,(Guanto d’Oro, Campionati italiani, Boxing Memorial Talijan, Les Ceintures), Mario Manfredi Frattarelli ci dice la sua sugli stereotipi del mondo della boxe, sul suo rapporto con la virilità e la forza e sulla sensibilità degli uomini.

L’intervista.

Per certi luoghi comuni e cliché il mondo della boxe è uno degli sport per
antonomasia del machismo. Sei d’accordo?
In alcune situazioni, nella boxe l’elemento istintivo e primitivo di aggressività può fare la differenza. Dunque si è portati a pensare che sia uno sport prettamente maschile. Tuttavia, al contrario di ciò che i luoghi comuni e la società in cui viviamo vogliono farci credere, l’aggressività è un elemento che ben caratterizza anche il sesso femminile e ciò è visibile in moltissime specie animali, di fatti probabilmente l’evoluzione ha fatto in modo che questo carattere venisse fissato per consentire di proteggere e salvaguardare la prole. Non è un caso allora che negli ultimi anni, fortunatamente, grazie anche all’emancipazione sempre più decisa del mondo femminile, la boxe sia stata praticata man mano sempre da più atlete, raggiungendo in pochi anni numeri che erano impensabili fino a solo un ventennio fa. Basti pensare che le donne boxeur dal 2016 partecipano alle olimpiadi.

Un uomo che perfeziona la propria forza, lo fa perché è un modo per incanalare la propria emotività repressa dal patriarcato o perché vuole prevaricare sugli altri uomini?
Credo nessuna delle due. L’allenamento della forza può essere un mezzo, come nel caso di molti atleti delle più disparate discipline, oppure un fine per le persone che desiderano piacersi e vogliono vedersi robuste e in salute e aumentare la propria autostima. In ogni caso la prevaricazione dei simili è un tratto presente in natura, atto all’assunzione del comando e all’aumento delle possibilità di accoppiarsi, nel mondo animale è funzionale alla trasmissione del proprio patrimonio genetico alle generazioni future. Chissà se forse nell’uomo la voglia di allenare la forza sia un retaggio di epoche lontane.

Come agisce la boxe nel tuo rapporto con la virilità?
Sicuramente è uno sport in grado di trasmettere tanta sicurezza a chi lo pratica o lo ha praticato per molto tempo, sicurezza che nel mio caso si traduce in uno stato di calma e tranquillità. Facendo un’analisi più dettagliata posso dire che l’adattamento muscolare alla pratica sportiva e le sue conseguenze sul piano ormonale sono sicuramente un elemento che rientra nella descrizione di virilità. Ad ogni modo la virilità di un uomo non può dipendere solo dallo sport praticato bensì è un tratto multifattoriale: risultato di più elementi e della complessità con la quale questi interagiscono, non per ultimo il fattore genetico.

Perché hai deciso di fare questo sport? Come ha cambiato il tuo modo di percepirti come uomo?
Ho deciso di fare questo sport perché fin da bambino ho amato lo scontro, Il Gladiatore e Rocky erano i miei film preferiti all’età di 5 anni. Verso i 10 anni di età sono entrato per la prima volta in una palestra di boxe, iniziando così per gioco con i coetanei. Non potevo immaginare che mi avrebbe accompagnato fino ad ora ma forse già lo speravo. Poi crescendo quello che era un gioco è diventata una passione che ho perseguito negli anni perciò è davvero difficile rispondere alla domanda: “Come ha cambiato il tuo modo di percepirti come uomo?” in quanto sono diventato uomo mentre già praticavo questo sport e non saprei dire come sarei diventato altrimenti. Fa parte di me e senza non sarei me, sarei diverso, un altro.

Come vieni visto dai ragazzi e dalle ragazze in relazione a quello che fai?
Chi non mi conosce bene si aspetta un carattere completamente diverso da quello che in realtà ho, tanto da rimanere un po’ spiazzato quando pian piano lo scopre. Gli amici invece, sia quelli di vecchia data che quelli più recenti, mi conoscono bene seppur non mi apra facilmente. Quando vengo presentato a qualcuno cerco sempre di essere cordiale e gentile, quasi mi diverte vedere che la gente purtroppo a causa dei luoghi comuni si aspetta altro. Cerco solo di essere me stesso e non mi dispiace sfatare miti riguardanti l’immaginario comune del “pugile”, ad esempio spesso le persone stentano a credere che io sia anche uno studente oltre che un atleta professionista, come se veramente le due cose non potessero coesistere. A dire il vero sono piuttosto convinto che la formazione culturale possa essere solo di giovamento per chi pratica uno sport, o in generale per chi fa altro nella vita, questo non solo per le conoscenze che si acquisiscono ma anche e soprattutto per la formazione e la capacità di ragionamento che può tranquillamente essere riportata e riutilizzata in uno sport di situazione tattico come il pugilato, o in altri aspetti della propria vita.

Secondo te un uomo etero che manifesta la sua sensibilità è accettato dalla nostra società?
È una domanda difficile, sicuramente siamo in quella direzione ma non so se ad oggi è già possibile asserirlo con certezza. È sempre di più considerato normale un uomo che mostra la sua sensibilità ma ho come l’impressione che c’è ancora tanta gente che giudica, in questo tipo di situazioni. Personalmente ritengo che avvolte un uomo in grado di mostrare la sua sensibilità sia un uomo psicologicamente anche più forte e sicuro di sè rispetto a chi invece non è in grado di farlo o chi vorrebbe farlo ma si fa fermare dal giudizio della società, come se questo fosse per forza di cose giusto.

Cosa ti suscita vedere un uomo che piange pubblicamente?
A dire il vero le emozioni che mi suscita la visione di una persona che piange pubblicamente non dipendono tanto dal suo sesso ma piuttosto dalla carica che ricopre e dal motivo della sua manifestazione. Un uomo commosso in generale non mi suscita più emozioni di quanto possa farlo una donna, però mi desta sicuramente più curiosità e richiama di più la mia attenzione in quanto il sesso maschile è meno incline al pianto e questo non è solo un fatto dovuto alla società ma anche biologico, di fatti sembrerebbe che le donne piangano con più facilità rispetto agli uomini a causa della maggior produzione di un ormone che ha a che fare con la componente emotiva.

C’è qualcosa che miglioreresti dell’educazione che solitamente viene data agli uomini?
Che dire, l’educazione di un uomo dipende principalmente da ciò che gli è stato insegnato da bambino. In merito all’educazione dei bambini è difficile dare un opinione trasversale in quanto ogni famiglia a seconda del contesto in cui vive darà un educazione diversa ai figli. Di una cosa sono certo: ahimè non stiamo andando nella direzione giusta, di generazione in generazione i bambini (in linea di massima) sono sempre più maleducati, non mostrano rispetto per i più grandi e spesso sembra che le cose gli siano dovute, questo lo vedo accadere soprattutto nelle famiglie più ricche.

Ti capita di trovarti in disaccordo con altri uomini sulla visione che possono avere sulle donne? La tua qual è?
Certo, può capitare di essere in disaccordo, ancora oggi ci sono molte persone che hanno una visione retrograda della società femminile. Per come la penso io uomo e donna devono avere pari diritti, libertà e opportunità ma questo dovrebbe essere scontato ormai, non se ne dovrebbe più nemmeno parlare, dovrebbe essere un concetto integrato e radicato nella società. Poi possiamo stare a discutere ore sul fatto che uomini e donne siano oggettivamente diversi, abbiano delle diversità fisiologiche, comportamentali e attitudinali, ma questo non dovrebbe avere nulla a che vedere con la libertà e i diritti del popolo femminile. Ognuno deve essere libero di intraprendere la strada che vuole e tutti dovrebbero avere le stesse opportunità nel percorso che si sceglie di perseguire
.

Come vedi allo stato attuale il mondo maschile e come vorresti che evolvesse?
Nell’ultimo secolo il mondo maschile è cambiato molto e in meglio, questo sicuramente è anche merito dell’emancipazione delle donne che ha modificato la società ridimensionando i poteri di cui l’uomo si faceva carico. Il cambiamento è un processo che richiede tempo e pazienza, stiamo procedendo bene o almeno questo è quel che penso io, ci stiamo evolvendo dal punto di vista della società. Non saprei esprimere un desiderio sulla società futura, mi auguro solo che tutte le lotte per la parità siano presto vinte e diventino un ricordo del passato, ma per quanto riguarda il futuro quello spetta a chi verrà, noi adesso possiamo solo dare il nostro contributo per ciò che riusciamo a fare e gettare le basi per ciò che sarà.

 

(17 settembre 2023)

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