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Che noia e che barba i maschiacci “cisgender” che si dicono “discriminati”…

di Giuseppe Sciarra

L’ennesimo atto discutibile dell’uomo cliché che non deve chiedere mai, ma è più fragile di un bicchiere di vetro, incapace di interrogare se stesso senza l’aiuto di una donna votata alla causa di salvarlo – è il dire che può fare tutto da solo e che sono le donne a dover essere salvate… (lasciamoglielo credere!). Questo esemplare di sesso maschile è solito attribuire per vizio di forma i propri fallimenti e le proprie frustrazioni alle minoranze, perché in effetti è più facile prendersela con gli altri se nella vita va tutto male che non fare una sincera autocritica a se stessi – atto che implica quella che è la vera virilità e che a certi uomini evidentemente manca, nonostante credano o dicano il contrario.

Detto per inciso prendersela con le minoranze è il principio di ogni fascismo.

Le lamentele di questa categoria di uomini perlopiù eterosessuali (e ribadisco categoria visto che molti altri non la pensano affatto come loro, anche se questi mettono tutti nello stesso calderone per fare proseliti), sono fatte per evitare di guardarsi allo specchio e vedere le opacità di un’immagine che mostra i segni di un “personaggio” maschio alfa che si sta incrinando e non gode più del rispetto del passato quando dovevi mostrarti uomo non sempre ricorrendo alla forza per giusta causa ma per prevaricare sull’altro – e anche questo di virile ha ben poco.

Vediamo proliferare pagine social agghiaccianti di uomini che si dicono discriminati da un mondo che attraverso l’inclusività vuole uguaglianza per tutti. E purtroppo il fenomeno non è circoscritto solo a internet; che poi questa inclusività abbia anche delle pecche e vada perfezionata, questa è un’altra storia, ma certo è che se si fanno più film e serie lgbtq+, se si cerca di includere più personaggi neri o asiatici nelle storie con criterio e non a vanvera e se ci sono più ruoli femminili principali in cui le donne non hanno bisogno di essere salvate da nessuno, e vedo che nasce un problema non posso non chiedermi quale sia il problema.

Il problema è che si tocca il privilegio – non sempre tale a ben vedere – di uomini che si sono imposti e vogliono continuare a imporre una visione patriarcale, sessista, ipocrita e a senso unico della realtà perché è così da millenni; e infatti da millenni tante persone sono state discriminate perseguitate, uccise per perpetuare la fiction del maschio tutto d’un pezzo. Ci chiediamo come mai questo tassello sfugga alle povere vittime dell’inclusività; evidentemente o non suscita loro interesse ed è di poca importanza nel loro quotidiano o non hanno madri, figlie o figli e fratelli anche gay, transgender e via dicendo. Precisazione (onde evitare fraintendimenti): sono in totale disaccordo con la deriva di non meglio precisate femministe radicali contro il maschio eterosessuale che trovo violenta e non dissimile da certo maschilismo, e sono invece d’accordo con le critiche intelligenti e coraggiose (ma non deliranti) contro certi aspetti ridicoli e esagerati dell’inclusività.
Ma ritorniamo a questa categoria di uomini.

Alcuni “maschi” si sentono discriminati perché osteggiati nel loro voler portare avanti ad oltranza il loro ruolo di uomo vecchio stampo da società etero normativa, dove l’uomo può e la donna può se l’uomo le concede il permesso; oltre a tutta una serie di altre panzane da età della pietra.

Dicono che questa inclusività che vuole abbattere le discriminazioni – e ci sembra una nobile causa – escluda loro e delirano di fascismo contro di essi. Ma sanno cosa vuol dire essere discriminati realmente? Sanno che in Nigeria, in Sudan o in Somalia (solo per citare alcuni paesi) se scoprono che sei gay finisci ammazzato? Sanno cosa vuol dire sentirsi additati per il colore della propria pelle? Sanno cosa vuol dire per una donna essere tale in un mondo che le vuole infallibili e che le addita come facili per un nonnulla perché a quest’ultime una vera libertà sessuale non è concessa? Evidentemente no. Non è una problema loro quando invece dovrebbe esserlo.

Uomini vittime di un sistema che ne censura la sfera emotiva, non gli permette di denunciare le violenze che subiscono (da uomini e donne) poiché poco decoroso; risolvono – per questioni di onore – ogni problema con la forza e non con la dialettica, altrimenti sono dei vigliacchi; vengono bistratti da una società che impone loro dei doveri oltremodo ingiusti e che inculca – nelle frange sociali più basse – il timore della cultura a favore della violenza perché la prima ne svilirebbe la mascolinità. Il peso di tutto questo è enorme e può essere compreso solo se si ammettono i propri errori e non se si continua a cercare la trave nell’occhio altrui – oltre che con un dispiegamento di forze e risorse per migliorare l’istruzione.

Andrebbe intrapresa una battaglia da tutti gli uomini (etero, gay, transgender), affinché ci si ribelli e ci si indigni su modalità maschili tossiche e anacronistiche che non fanno bene a nessuno, perché se il mondo progredisse anche a favore delle minoranze migliorerebbe la vita di tutti anche di queste nuove presunte vittime del sistema. Un progresso sano e giusto metterebbe la parola fine a una società borderline che vive ancora di pregiudizi e di roghi – nonostante l’Inquisizione sia stata abolita nel 1797 pare per alcuni “esseri umani” ancora vigente in altre forme.

 

 

(20 agosto 2023)

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