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Stramorgan è la cura alla brutta televisione italiana

di Giuseppe Enzo Sciarra

Se ve lo siete perso qualche settimana fa, su Raiplay è possibile vedere uno dei programmi musicali televisivi più belli degli ultimi anni. Sto parlando di quello che da alcuni è stato definito a torto un flop e un programma mediocre – e invece ce ne fossero robe del genere nell’anacronistica e cafona tv italiana, non ci toccherebbe sorbirci format vecchi e stravecchi dove la volgarità, la violenza verbale e il bullismo la fanno da padrone, (scusate le sfogo!). Chissà se certi giudizi al vetriolo contro quella che secondo me è stata un’operazione coraggiosa, per quanto sperimentale, siano dettati dalle antipatie che può suscitare un personaggio controverso e divisivo come Morgan, ancora di più dopo la sua entrata in politica con Vittorio Sgarbi. C’è troppo giudizio filtrato da puzza sotto il naso.

Al di là delle polemiche, delle antipatie, del trash a cui un grande artista come Morgan in passato non si è sottratto tra litigi da Barbara D’urso,  le sue ex e scenate sanremesi con Bugo, il cantautore milanese, l’artista già Blue Vertigo ha avuto il grande merito di proporre qualcosa di raffinato, bello, genuino e pulito nella televisione italiana dove lo squallore, l’arrivismo e la mancanza di talento sembrano ancora imperanti (anche se la gente è stanca di chi non sa fare nulla e vorrebbe rivedere in tv gli artisti veri).

Stramorgan che è andato in onda dal 10 al 14 aprile, ingiustamente in seconda serata, per chi scrive è stato un sogno a occhi aperti. Ritrovare in tv al centro di una trasmissione la grande musica italiana e internazionale con un’orchestra ad accompagnare Morgan nelle sue favolose esibizioni, assieme a ospiti musicali illustri come Dolcenera, Chiara o Simone Avincola (per citare qualche nome), mi sembrava fantascienza… Metteteci poi l’ottimo Pino Strabioli, la cui cultura musicale è enciclopedica, a fare da spalla a un Morgan incontenibile ma anche appassionato, gentile, profondo, filosofico e accentratore nel senso più nobile del termine ed il risultato sarà pazzesco.

In un confronto tra quattro artisti italiani e stranieri apparentemente distanti tra di loro ma più vicini di quello che si pensa (Lucio Battisti/David Bowie, Umberto Bindi/Freddie Mercury, Franco Battiato/Brian Eno, Domenico Modugno/Elvis Presley), Stramorgan ha voluto rendere omaggio a questi giganti della musica giocando in maniera geniale con intrattenimento, live show, lezioni di musica, studio degli arrangiamenti musicali di pezzi iconici, spiegazioni dei testi che sono entrati nella storia della musica italiana, riflessioni esistenziali sulla difficoltà di essere artisti e uomini e donne utilizzando lo spazio degli studi Rai di Torino con il pubblico vicino al palco e agli artisti, come usava fare la televisione in bianco e nero del secolo scorso.

Attraverso l’empatia usata come meccanismo scardinatore e le storie umane raccontate – dalla refrattarietà al successo di Battisti all’ostracismo subito da Bindi per la sua omosessualità –  la voce di Morgan ha intelligentemente usato il meccanismo di identificazione tanto abusato dalla tv spazzatura per farne qualcosa di altro, leggermente più nobile: una seduta psicanalitica collettiva dove i nostri miti diventano archetipi in cui ciascuno di noi può rivedersi, soprattutto nelle proprie/loro miserie e fragilità. Se ne esce così coinvolti che le canzoni di un Battiato o di un Bowie sembrano appartenerci ancor più di prima quasi fossero state scritte da noi. Stramorgan riesce nell’impresa ardua di farci entrare non solo nella musica dei grandi ma di farci stare nei loro panni, nei loro dubbi, nel loro talento, nella loro persona con risultati perfino terapeutici per noi spettatori.

La musica d’altronde è una cura che può lenire le nostre ferite se non addirittura guarirle completamente. Stramorgan è la (nostra) cura contro la brutta televisione italiana.

 

(28 aprile 2023)

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