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La notte degli Oscar con probabilmente indesiderate riflessioni a margine

di Giuseppe Sciarra

Come può una persona come il suddetto Sciarra che non segue gli Oscar da anni, parlarne? Infatti non ve ne parlerò o meglio lo farò e non lo farò. Conflitti di personalità e idee poco chiare? Forse. Diciamo che vorrei parlare anche di altro. Partiamo dal presupposto che l’industria americana cinematografia, soprattutto quella più mainstream è in crisi. Si parla spesso a sproposito della crisi del cinema italiano che invece a dire del sottoscritto è più vivo e vegeto che mai, poi se la gente non va al cinema, cavoli suoi! È del cinema statunitense che campa di “videogames” – non chiamiamoli film – e cinecomics invece, ne vogliamo parlare? Che da anni vive di remake non richiesti e di idee scialbe che spesso si traducono in filmetti di intrattenimento che fanno rimpiangere le peggiori commediole giovanilistiche degli anni 2000? Questi ultimi anni sono stati i peggiori per il cinema americano, salvo certo alcune eccezioni (Storia di un matrimonio, Una donna promettente, The irishman).

Qual è il problema? La fuga delle gente dalle sale, l’exploit delle piattaforme e delle serie televisive? Anche! Oltre a una certa carenza di idee da parti di tanti sceneggiatori e la paura di osare. Osare. A quanto pare osare e proporre opere e prodotti diversi da quelli a cui è abituata la generazione di influencer e tiktoker fa paura. Soprattutto a Hollywood. Mette in crisi le produzioni che non possono (vogliono) permettersi investimenti che non abbiano un ritorno. Internet ha cambiato le carte in tavola per quanto riguarda il modo di intendere il cinema in una società narcisistica e egoriferita come la nostra: meglio vederlo dalle piattaforme e meglio vedere un certo tipo di prodotti che solletichino il pubblico di oggi molto facile alle distrazioni, facilmente disattento e spesso più affascinato dalla confezione di un’opera più che dal suo effettivo valore – come se un film fosse un mero prodotto di consumo come un hamburger di McDonald’s.

La fruizione collettiva dei film attraverso la sala cinematografica forse sta scomparendo o forse diventerà una cosa più di nicchia per cineasti incalliti o serate evento di filmetti di intrattenimento usa e getta che non si possono non vedere collettivamente per fare caciara, (termine romano che significa fare casino).

Ma questa serata degli Oscar come è andata? Secondo molti è stata noiosa, pomposa e autocelebrativa, ma lo dicono da qualche anno a questa parte di tutte le serate degli Oscar, non so se perché è effettivamente così oppure perché bisogna fare sempre polemica come al Festival Di San Remo. I film non erano nulla di che, dicono i tanti cinefili che conosco su Internet, anche i cinefili autonominati, perché a parte Tar che mi è piaciuto – anche se avrei tagliato una quarantina di minuti – io non ho visto altro. L’ultimo film di Darren Aronofsky, “The Whale” che ha fatto vincere la statuetta a Brendan Fraser come miglior attore, dicono sia un’opera facilona, stucchevole e paracula – Aronofsky è il Lars von Trier americano: ha tanti adulatori ma anche detrattori, io ho amato “Il cigno nero”. Gioisco per l’Oscar alla miglior attrice non protagonista a Jamie Lee Curtis per “Everything everywhere all at once”, la regina dei film di genere che tra l’altro ha ringraziato sul palco la categoria. Brava!!!

Il film di Daniel Kean e Daniel Scheinert si è portato a casa ben sette statuette, tra cui sei della categoria principale, (sotto vi ho riportato tutti i vincitori). Michelle Yeoh è stata la prima donna asiatica a vincere il premio come miglior attrice, il post al vetriolo che ha scritto su Cate Blanchett colpevole di essere super favorita a questi Oscar e che ha prontamente cancellato dalle sue pagine social, non ha minimamente scalfito la sua vittoria o chissà forse l’ha favorita.

L’Italia ingiustamente lasciata fuori dalla lizza dei migliori film stranieri con il bellissimo, “Nostalgia” di Maria Martone non ha vinto nemmeno con il cortometraggio “Le pupille” di Alice Rohrwacher. C’est la vie.

Tutti i premi
Miglior film Everything Everywhere All at Once
Miglior regia: Daniel Kwan e Daniel Scheinert per Everything Everywhere All at Once
Miglior attrice protagonista: Michelle Yeoh per Everything Everywhere All at Once
Miglior attore protagonista: Brendan Fraser per The Whale
Miglior attore non protagonista: Ke Huy Quan per Everything Everywhere All at Once
Miglior attrice non protagonista: Jamie Lee Curtis per Everything Everywhere All at Once
Miglior film straniero: Niente di nuovo sul fronte occidentale 
Miglior film di animazione: Pinocchio di Guillermo del Toro
Migliore sceneggiatura originale: Daniel Kwan e Daniel Scheinert per Everything Everywhere All at Once
Miglior sceneggiatura non originale: Sarah Polley per Women Talking – Il diritto di scegliere
Miglior fotografia: James Friend per Niente di nuovo sul fronte occidentale
Miglior montaggio: Paul Rogers per Everything Everywhere All at Once
Miglior scenografia: Christian M. Goldbeck ed Ernestine Hipper per Niente di nuovo sul fronte occidentale
Migliori costumi: Ruth E. Carter per Black Panther: Wakanda Forever
Miglior trucco e acconciatura: Adrien Morot, Judy Chin e Anne Marie Bradley per The Whale
Miglior canzone originale: Naatu Naatu – RRR
Migliore colonna sonora: Volker Bertelmann per Niente di nuovo sul fronte occidentale
Migliori effetti speciali: Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barrett per Avatar – La via dell’acqua 
Miglior sonoro: Mark Weingarten, James H. Mather, Al Nelson, Chris Burdon e Mark Taylor per Top Gun: Maverick
Miglior documentario: Navalny
Miglior cortometraggio animato: Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo
Miglior corto documentario: Raghu, il piccolo elefante
Miglior cortometraggio: An Irish Goodbye

 

(13 marzo 2023)

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