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Il 2022 è stato l’ulteriore conferma del caos mediatico di cui siamo vittime

di Giuseppe Enzo Sciarra

Ecco di seguito le ovvietà di Sciarra (che è sempre meglio ribadire): da questi anni 20 in poi del ventunesimo secolo abbiamo dovuto confrontarci con una rivoluzione in atto da molto tempo ma di cui abbiamo preso coscienza col covid, ossia la rivoluzione digitale che con le sue enormi potenzialità ha rivoluzionato il mondo delle comunicazione. Tra social e motori di ricerca (con tutte le conseguenze del caso), abbiamo assistito più che mai a un caos mediatico dove l’oggetto notizia è stata affrontato con superficialità, rinconrsa ai like, dicasi clickbait, infantilismo, megafonismo quasi a creare visioni del mondo pericolose e nocive.

Alcune delle notizie più importanti del 2022 sono state all’insegna di una psicopatia mediatica, soprattutto quelle particolarmente serie come il covid e la guerra in Ucraina (dovuta precisazione: abbiamo tanti professionisti seri e anche serissimi nel mondo dell’informazione, per nostra fortuna, ma nel bel mezzo del loro ottimo lavoro stanno fake news e certe forme do sciacallaggio mediatico che non rendono onore alla causa di chi fa questo mestiere e in questo mestiere crede.

Dato il necessario stop alle premesse eccoci alle notizie degne di nota. Alcune delle tante con piccole riflessioni che non vi cambieranno la vita ma vi spingeranno a farne di migliori senza eccessivo sforzo. Abbiamo deciso di risparmiarvi le notizie sul Covid. Non ce ne vorrete per questo.

L’anno 2022 vede al primo posto le notizie sull’invasione russa dell’Ucraina con la NATO che appoggia l’Ucraina e l’Unione Europea purea con la benedizione (guarda un po’) degli Stati Uniti. Che la guerra non sia una cosa nobile e che mandare a morire giovani per i soliti giochi di potere tra potenze e potenti sia meschino e crudele (uno schifo, in soldoni) è un dato di fatto, eppure questa guerra voluta da Putin ha messo in dubbio, per il caos mediatico e le derive complottiste che ne sono derivate, la linea sottile tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra morti veri e presunti, tra potenze che lottano (parrebbe) per una giustizia vera e una democrazia autentica e dittature che vogliono difendere i propri mondi medievali – e che qualcuno ammira pure. Il caos mediatico sulla guerra in Ucraina ha spinto molti a lasciar perdere la carneficina che si perpetra a pochi passi da casa propria; a sminuirla, a confondere carnefici e responsabili, creando fiumi di parole che non giovano alla causa. La comunicazione digitale (ma anche televisiva) in tal senso è stato uno strumento utilizzato nel bene e nel male per creare una comunicazione contraddittoria che ha portato alcune persone a disinteressarsi della questione mentre altre, per esasperazione e fragilità proprie indotte da un periodo globale poco roseo, hanno abbracciato posizioni controverse e pericolose. Se una guerra orribile non fosse a tremila chilometri da noi potremmo anche giocare al Truman Show de noantri, ma la faccenda è seria – però l’idea della morte deve sempre restare da un’altra parte.

Restando dalle parti di casa nostra, merita una menzione speciale come notizia dell’anno anche la caduta del governo Draghi. L’ascesa del partito di destra pura di Giorgia Meloni, Fratelli di Italia che vince nettamente regolari elezioni (era ora che gli italiani tornassero a decidere chi votare, o forse anche no) ha messo in luce ulteriormente un elettorato deluso dai precedenti governi, arrabbiato, ferito che colpito dal decisionismo della leader (e colpito anche dall’impreparazione di chi la circonda, ma se ne accorgeranno tra un po’); senza sapere fino in fondo cosa voglia dire l’abolizione del reddito di cittadinanza, la misura sta creando disordini vari, così come quelle relative ai blocchi navali, poi risolto con un’ennesima legge fatta un po’ coi piedi, per fermare i migranti che non si possono fermare: la disumanità porta il tea party della Garbatella (si scherza, si scherza) in cima ai sondaggi, perché tutto serve, soprattutto se non serve a niente).

Qualcuno dica sinistra, così magari si sveglia. Disorganizzata e voci che cozzano tra loro, posizioni realmente progressiste e altre no, pantomime e sconcezze politicamente (s)corrette (vedi voce Aboubakar & Family oppure l’ultimo scandalo sulle tangenti tra Qatar e deputati PD a Bruxelles).

Poi il capolavoro: ciliegina sulla torta di questo 2022 ecco a voi i mondiali in Qatar. Un pasticciaccio brutto, una brutta faccenda che conta non si sa (mentre invece si sa, ma non si dice) quanti morti durante i lavori per la costruzione dello stadio-reggia del sultano,  ambiguità tra potenze e interessi poco chiari dentro il mondo del calcio dentro un paese che non brilla di certo per prestazioni indimenticabile nello sport della trasparenza senza dimenticare le dichiarazioni omofobiche del gotha qatarino strombazzate in una società occidentale che parla di fluidità e gender ma che poi fa pappa e ciccia basta che luccichi qualche dollaro. meglio se d’oro.

Ci sarebbero altre cosa da scrivere ma ho voglia di un bel bignè perché sono pur sempre figlio di una generazione consumistica priva di ideali, per cui prima il piacere e poi il dovere. Saluti.

 

 

(9 gennaio 2023)

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