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Discorso di fine anno: iniezioni di speranza per coprire un anno nero?

di Alfredo Falletti

Fin dall’apertura lo avverto come un discorso di circostanza e niente più; ne scorgo banalità nei contenuti e inconsistenza negli argomenti. Lo vivo come un discorso da apologia del bel paese e degli italiani brava gente, quello del presidente Mattarella, ma la realtà è tutt’altra cosa. E vedo che la necessità di essere super partes rende il terreno scivoloso. Sarebbe scivoloso per chiunque.

Salari in regresso da trent’anni che non si citano; oltre mille tra suicidi e tentativi di suicidio negli ultimi dieci anni e quattrocento suicidi ogni anno tra i giovani in età scolare e post scolare che nemmeno; emigrazione che sta svuotando il Sud. Il Presidente cita la Costituzione che è la “bussola e primario dovere anche per me”: parole con le quali sa che non può dire più di quanto stia dicendo (e fare ancor meno) gelando ogni speranza poiché non lascia spazio, alla luce della realtà dei fatti economici, politici e sociali, alla possibilità che quella bussola sia stata persa o che, puntando essa solo al nord, l’uso che se ne fa diventi (o sia già) distorto o forse deviato. Il Presidente cita quindi il “riconoscimento dell’esistenza di grandi differenze territoriali che generano ingiustizie e disuguaglianze”, ed è certamente consapevole che i progetti in cantiere non vanno certamente al di là di quelle “ingiustizie e disuguaglianze” e che il rischio che la frase suoni vuota come un grande e sontuoso salone. Troppi cittadini si sentono saccheggiati come dopo il passaggio di un’orda di barbari. La volontà di “rimuovere gli ostacoli” non basta, e il passo appare oltre a inflazionato anche soltanto formale, come se fosse stato preso dalla Costituzione e messo nel posto sbagliato.

Certamente Mattarella deve fare i conti con la situazione attuale e vogliamo pensare, vogliamo sperare, che quanto contenuto nel suo discorso di fine anno opportunamente confezionato per l’occasione per rivolgersi a tutte e  a tutti, abbia l’ambizione di essere uno stimolo reale alle forze politiche che sono incapaci di stare sui problemi del paese e pensano al Presidenzialismo mentre la realtà è fatta di crescente presa di coscienza di un meridione sempre più discriminato e povero additato come una congrega di opportunisti che non vogliono lavorare e cámpano sulle spalle dello Stato.

Una bruttissima storia che non farà bene a questo governo. Sorge il sospetto che Mattarella lo sappia e per questo abbia mantenuto toni leggeri.

L’attuale classe politica ha frantumato ogni record di inadeguatezza, cinismo, opportunismo (oseremmo dire razzismo, rispettosamente) verso un Sud che sempre più somiglia a una lunga scia di valigie che vanno via, giovani che fuggono verso opportunità che vengono loro scientificamente e dolosamente negate. E’ necessario un risveglio che riporti l’ago di quella bussola verso la crescita e il benessere di tutta una nazione rimuovendo gli ostacoli vecchi, e tutti sappiamo quali sono, senza crearne di nuovi; è necessario per sapere con certezza dove non indirizzare le risorse. Basterebbe, con serietà e coerenza, riconoscere l’esistenza di differenze territoriali che generano ingiustizie e disuguaglianze invece di approvare un’Autonomia Differenziata che tutto il mondo economico, sociale, culturale definisce un disastro proprio perché invece di risolvere le disuguaglianze le aggrava. Ma nemmeno questa è una novità.

E se la necessità di una convivenza civile rende quasi necessario l’utilizzo di certi toni piuttosto di altri, sarebbe stato sufficiente astenersi dal sottolineare l’importanza del PNRR per i giovani dopo la truffa perpetrata contro quel sud (che riceverà meno denaro dal PNRR di quello che andrà al Nord) dal quale sono proprio i giovani ad andare via ogni anno a centinaia di migliaia. Avremmo davvero voluto evitarci, sarebbe stato un piacere, il sorriso di rammarico e delusione che ci è nato sul volto dopo l’invito di Mattarella a guardare il mondo con gli occhi dei giovani, ma vogliamo credere volesse trattarsi di un messaggio di speranza. E’ che di speranza, e ci dispiace per il Sig. Presidente Mattarella, ne è rimasta proprio poca. E di fiducia ancor meno.

 

 

(2 gennaio 2023)

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