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sabato, Ottobre 1, 2022

Silvio Berlusconi “deluso da Putin” che pensava “essere un uomo di pace”, quando ci si confronta col dolore…

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di Giancarlo Grassi

Chissà dov’era Berlusconi quando Putin si mangiava le libertà individuali della Russia post Muro di Berlino una dopo l’altra; o quando invadeva la Cecenia nel 1999 o quando nel 2003 un dubbio referendum ne sancì l’adesione alla Russia. Chissà dov’era Berlusconi quando nel 2000 disponeva una legge proposta da lui fatta approvare dal Parlamento, che permise a Putin di revocare il mandato ai referenti degli stati federali degli altri stati della Russia (che è una federazione) diventando capo unico.

Chissà dov’era Berlusconi quando dal 2003 Putin cominciò a far fuori uno dopo l’altro industriali e oligarchi con varie accuse, a volte nemmeno troppo chiare, privandoli dei loro beni definiti “potentati economici”; dov’era Berlusconi quando da Primo Ministro, Putin ha gestito personalmente la crisi con la Georgia, sfociata nella seconda guerra in Ossezia del Sud, vinta dalla Russia nel 2008 che lo ha di fatto messo alla testa del Caucaso. Certo Putin ha fatto anche cose buone [cit.]: ha messo sotto tutela la tigre bianca siberiana mentre metteva il bavaglio alle organizzazione straniere per i diritti umani in Russia. Perché ci sono animali degni di tutela ed esseri umani indegni di libertà. Son punti di vista.

Chissà dov’era Berlusconi quando nel 2011 ci fu in Russia la più grande protesta popolare della storia recente e Putin incolpò Hillary Clinton di averla fomentata; chissà dov’era quando tra Libia e Siria in anni assai più recenti Putin fece quello che voleva, radendo al suolo il possibile, senza che Berlusconi e mezzo mondo con lui dicessero “muh”. Dov’era quando nel 2014 Putin si è annesso la Crimea e durante tutta la lunghissima storia del Donbass che dura da allora, ma – soprattutto – ci piacerebbe sapere dove è stato Berlusconi dal 24 febbraio fino a qualche giorno fa quando si è deciso a dire poche parole sulla questione Putin-Russia-Ucraina-invasione. Ma già, che sbadati, doveva passare il tempo col finto-matrimonio.

Non gli resta dunque che concludere che Putin era un falso-amico. E un finto-pacifista. E che Pratica di Mare non fu quel capolavoro che dal partito del Berlusconi ancora sventolano a mo’ di fanfara. E’ un grande dolore, ma la realtà è spietata come la morte e dolorosa come la guerra e come certi invasori non guarda in faccia nessuno.

 

(9 aprile 2022)

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